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Ma la biologia c'entra qualcosa con gli aeroporti?





A primo impatto sembrerebbe un titolo senza senso, perchè ovviamente non riusciamo ad immaginare un nesso logico tra lo studio della vita degli organismi e gli aerei. Facciamo innanzitutto un passo indietro di diversi secoli; c'è stato un uomo che è stato sempre affascinato dal volo degli uccelli. li ha sempre osservati con molta curiosità e ammirazione chiedendosi come fosse possibile che riuscissero a spiccare il volo con tanta naturalezza quasi come se per loro le leggi di fisica non esistessero. L'uomo di cui sto parlando è il Maestro Leonardo Da Vinci, che da sempre ha sognato di poter far realmente volare l'uomo, progettando numerose macchine per il volo che per sua sfortuna non videro mai il cielo. Oggi che l'uomo "vola" davvero c'è chi continua a tenere d'occhio gli uccelli, non più per imitarli, ma per evitare che ci riportino a terra, scontrandosi con gli aerei e danneggiando i motori. A tale proposito, Steve Osmek che è un biologo naturalista, lavora al Seattle Tacoma International Airport, l'unico aeroporto statunitense ad avere un biologo che lavora a tempo pieno fin dagli anni settanta. Quello che Osmek e la sua troupe fa, è appunto ridurre al massimo grado possibile il rischio di collisione con gli uccelli. Per avere un'idea dei danni provocati da questo tipo di incidente comunemente chiamato "birdstrike", basti pensare che dal 1990 al 2007 le duemila collisioni sono salite a cinquemila, incremento, seppur in modo più lieve, verificatosi anche nei cieli italiani. Osmek quindi ha escogitato una serie di espedienti per dissuadere gli uccelli a frequentare gli aeroporti, che vanno da tecniche avanzate, a quelle primordiali come ad esempio l'introduzione di alberi dal fogliame fitto per evitare i nidi, o coprire laghi in modo tale da non offrire appoggi o nutrimento. Il vero fiore all''occhiello è l'istallazione di un particolare radar che individua gli uccelli in un raggio di dieci chilometri e mille metri di altezza con lo scopo primario di costruire sul lungo periodo modelli comportamentali con i quali produrre vere e proprie previsioni del traffico di volatili. L’obiettivo è far sì che in futuro questi dati arrivino direttamente alle torri di controllo e ai piloti, proprio come le previsioni del tempo e gli allarmi sulle raffiche di vento.

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