lunedì 11 marzo 2013

VITA DA PARASSITA: Giardia lamblia


Il parassita Giardia lamblia, così chiamato in onore del suo scopritore, è un protozoo flagellato che infetta l'intestino e resposabile di una serie di problematiche a carico dell'apparato intestinale che vanno sotto il nome di Giardiasi. al genere Lamblia appartengono 3 specie note rispettivamente come Giardia intestinalis o lamblia, Giardia agilis e Giardia muris, di cui solo la Lamblia è patogena per l'uomo.

Diffusione.
E' una patologia ubiquitaria, è presente in tutto il globo, in particolar modo nelle zone in cui non viene prestata particolare attenzione al trattamento delle acque e in cui scarseggiano anche le più comuni metodiche igienico-sanitarie e di profilassi individuale.

Modalità di trasmissione.
La trasmissione dell'infezione avviene principalmente attraverso acqua e cibo contaminato da materiale fecale, in particolar modo anche da acqua trattata ma non filtrata. Rappresenta un organismo a circuitazione oro-fecale. Oltre all'acqua non adeguatamente trattata e da cibi contaminati, anche la trasmissione interpersonale, dovuta ad una scarsa profilassi individuale (mani sporche) può favorire enormemente la diffusione del protozoo, in particolar modo i bambini in età pediatrica sono i più colpiti.

Serbatoio.
La giardia intestinalis ha come serbatoio principale l'uomo ma anche animali da allevamento e domestici, equini, bovini, canidi, felini ecc...

Ciclo vitale.





Il ciclo vitale della Giardia comprende due forme, una vegetativa nota come trofozoite e una cistica, responsabile dell'infezione. Queste due forme sono distinguibili nell'aspetto morfologico, brevemente, la forma trofozoite presenta una aspetto piriforme, tende a localizzarsi a livello dell'intestino (duodeno e digiuno) colonizzando la mucosa intestinale dove aderisce mediante un disco ventrale, una sorta di ventosa, presente in una depressione piriforme della sua parete ventrale. Dietro alla struttura nota ocme disco ventrale, troviamo i cosidetti blefaroplasti che danno origine ai flagelli; comunemente ne ritroviamo otto, due anteriori, due caudali, due postero laterali e due ventrali, che conferiscono motilità al parassita. Il trofozoite si moltiplica per scissione binaria, che si realizza mediante preliminare divisione del materiale nuclere seguita dalla divisione del disco ventrale e da ultimo del citoplasma.  Il trofozoite può essere messo in evidenza tramite esame a fresco delle feci diarroiche, in questo caso il veloce passaggio attraverso l'apparato intestinale ne impedisce l'incistamento, tramite biopsia duodenale, dove può essere trovato spesso in corrispondenza delle cripte intestinali.
La forma cistica invece si viene a formare in prossimità del colon, possiede proprietà strutturali e molecolari tali da permetterle di resistere a stress ambientale di vario tipo, essiccamento, sole, calore, ma anche resistenza nei confronti di alcuni trattamenti delle acqua, come la clorazione. Tali cisti particolarmente resistenti sono immesse nell'ambiente esterno attraverso le feci in attesa di essere ingerite da un nuovo ospite.
La schiusa delle cisti è favorita dall'ambiente acido dello stomaco. Può essere individuata tramite esame delle feci.

Forme cliniche.
Come accennato sopra, Giardia lamblia, tende a colonizzare la mucosa duodeno-digiunale. Nonostante non presenti una spiccata tendenza a diffondere in regioni extraintestinali, in alcuni casi si può assistere ad una alterazione della struttura dell'orletto a spazzola o dei villi intestinali. L'organismo tende a produrre IgA secretorie dirette contro il parassita, che appaiono in grado di poter interferire con la colonizzazione dell'intestino. In alcuni soggetti però che per svariati motivi non riescono a produrre adeguate quantità di IgA si può assistere a colonizzazioni massicce della mucosa intestinale, con conseguenti fenomeni diarroici di modesta entità e fenomeni di malassorbimento.

Diagnosi di laboratorio.
La diagnosi può avvenire mediante ricerca diretta o indiretta. Nel primo caso si effettua mediante ricerca microscopica delle cisti nelle feci emesse spontaneamente dopo purgante salino, dei trofozoiti nelle feci diarroiche, mentre metodiche di ricerca indiretta si ottengono tramite individuazione degli antigeni parassitari presenti nelle feci del paziente. A tal fine sono state messe appunto metodiche immunoenzimatiche (ELISA) ed immunoelettroforetiche.

 Metodi di controllo e misure preventive.
1) Educazione sanitaria: informare e sensibilizzare la popolazione sull'importanza del lavaggio delle mani durante la preparazione dei pasti e prima di mangiare e sopratutto dopo l'utilizzo del bagno.
2) Promulgare e assicurarsi che siano seguite leggi che prevedano la filtrazione delle acque potabili di utilizzo domestico soprattutto se vi è il rischio che tali acque siano contaminate da feci umane e animali
3) Smaltimento igienico delle feci.
4)L'acqua distribuita in condizioni di emergenza va bollita, non molto affidabili i trattamenti con ipoclorito di sodio o iodio.

Controllo dei pazienti e trattamento.
1) In alcune aree è richiesta la notifica alle autorità sanitarie soprattutto nelle regioni endemiche.
2) Indagine sui contatti  e sulla possibile fonte dell'infestazione, eseguire controlli sui familiari delle persone infestate per assicurarsi che non vi siano altri casi di infestazione.
3) 5-nitroimidazolo, tinidazolo, furazolidone sono i farmaci di prima scelta

lunedì 4 febbraio 2013

CARNEVALE DELLA BIODIVERSITA' VIII: IL BANDO


Il 12febbraio esce l'ottava edizione del carnevale della biodiversità, l'edizione sarà ospitata dal blog Leucophaea di Marco Ferrari
Di seguito viene riportato il bando.

Cari amici, lettori e colleghi,
manca circa un mese a Natale e anche quest'anno ci accingiamo a festeggiare la ricorrenza, e vogliamo farlo in grande stile insieme a voi. Il Natale in questione ovviamente non è quello di un uomo morto un paio di migliaia di anni fa, ma quello dell'uomo che ha cambiato per sempre l'approccio allo studio di ogni singolo aspetto delle scienze naturali, dalla zoologia alla genetica, dalla botanica alla biochimica, dall'ecologia alla microbiologia. Il Natale in questione è per la precisione il 204mo compleanno di Charles Darwin, l'uomo che, parallelamente ad Alfred Wallace, ha intuito e compreso come e perché le forme viventi cambiano nel tempo. Giorni fa, otto gennaio, è stato il 190mo compleanno di Wallace (auguri, zio Alfred!). Tra un mese esatto sarà quello di zio Carlo.

Per celebrare entrambi congiuntamente vogliamo proporvi un'altra edizione del nostro carnevale della Biodiversità. L'argomento di questa specialissima e genetliaca edizione sarà:

                                                                       L'isola che c'è.
Perché le isole? Perché è da posti isolati come le Galapagos per Darwin o l'Indonesia per Wallace che le prime intuizioni sull'evoluzione presero forma. E perché sono fabbriche di biodiversità proprio a causa dell'isolamento. E anche perché questi sono gli ecosistemi pù delicati e sensibili alla perdita di biodiversità oggigiorno. Ma anche perché vogliamo festeggiare congiuntamente col Museo di Storia Naturale di Milano che propone proprio le isole come tema di quest'anno.

In altre parole, non avete scuse, non ci sono giustificazioni accettabili per non partecipare a questa edizione così importante. I post del Carnevale dovranno comparire sui rispettivi blog, ovviamente, il 12 febbraio, con un link al blog ospite che scriverà la rassegna. Questa volta sarà Leucophaea di Marco Ferrari. Per permettere a Marco di includere il vostro post nella rassegna generale dovrete inviargli il testo entro e non oltre il 10 febbraio a questo indirizzo: Livio

Sfortunatamente nessuno ci ha ancora prescritto un antimicotico e continuiamo ad essere un po' tignosi. Valgono le regole di sempre, i post dovranno essere contributi originali scritti per l'occasione, in tema e i blog partecipanti devono avere attinenza con la biologia (se di solito scrivete di gite al mare sul blog forse è il caso di pensarci un po sù, anche se avete un cugino biologo). Racconti delle vostre vacanze al mare su questa o quell'isola non saranno ritenuti validi, a meno che la vacanza non sia stata l'input per qualche seria riflessione sulla biodiversità, come accadde a zio Carlo. Non perché non ci interessino i racconti delle vacanze (oddio, francamente, non ce ne frega nulla), ma perché vogliamo celebrare l'evento con un approccio scientifico. Vi aspettiamo allora per celebrare insieme il Darwin Day 2013!

Per inviare la vostra adesione scrivete a Livio Leoni Per qualsiasi dubbio o domande relative al Carnevale scrivete a:

lunedì 24 dicembre 2012

AUGURI DI BUON NATALE!!!

mercoledì 12 dicembre 2012

CARNEVALE DELLA BIODIVERSITA': ho visto cose...la biologia dei mondi fantastici


Questo post partecipa all'edizione del carnevale della biodiversità: ho visto cose...la biologia dei mondi fantastici. Invito chiunque passasse per questo blog a visitare il sito di Livio Leoni http://mahengechromis.blogspot.it/2012/12/ho-visto-cose-la-biologia-dei-mondi.html dove troverete la presentazione del carnevale e tutti i post partecipanti all'evento.

Salite tutti a bordo, stiamo per partire alla volta di una galassia lontana lontana, faremo tappa verso remoti mondi, impossibile visitarli tutti quindi accontentatevi di una breve escursione, nel link in basso troverete una mappa della galassia e una breve descrizione dei pianeti su cui ci dirigeremo; invito tutti i passeggeri una volta scesi a terra di non allontanarsi dal gruppo e soprattuto di non dimenticare la spada laser gentilmente fornita dall'equipaggio, tenetevela stretta e non borbottate sul colore del laser... è "pur sempre un arma bella ed elegante per tempi più civili non errante con un fulminatore qualsiasi..." (citazione necessaria).
 Mappa galassia

LUMACA SPAZIALE (EXOGORTH)
La lumaca spaziale, insieme al sarlacc rappresenta forse uno degli organismi più singolari presenti nella galassia, è un enorme gasteropode lungo circa 10 metri, è una forma di vita basata sul silicio, la cui caratteristica principale è quella di riuscire a sopravvivere nel freddo dello spazio profondo. Lo si può ritrovare su molti asteroidi orbitanti attorno a stelle e sistemi di pianeti; è in grado di sfruttare l’energia luminosa e i minerali presenti negli asteroidi in cui si accresce. Sono molto pericolosi, nonostante la stragrande maggioranza di questi enormi gasteropodi raggiunga dimensioni di circa 10 metri, alcuni possono riuscire a raggiungere dimensioni veramente ragguardevoli anche per gli appartenenti alla loro specie, tanto è vero che possono essere in grado di catturare piccole navicelle che transitano vicino agli asteroidi in cui risiedono.  Sono in grado di viaggiare tra gli asteroidi spingendosi prontamente fuori dall’asteroide in cui risiedono per saltare in un altro che transita nelle vicinanze. La riproduzione è asessuata, avviene tramite fissione, una volta raggiunta una massa adeguata inizia la divisione, la lumaca figlia derivante dalla fissione sa instintivamente come sopravvivere. Viene ampiamente utilizzato dalle industrie manifatturiere della galassia, in quanto dalle sue componenti possono ricavarsi speciali lubrificanti e fibre.

Esistono molte varianti della  lumaca spaziale, come la lumaca gigante, le lumache cremisi, e le lumache Cularin. Lumache giganti spaziali sono più grandi in genere delle altre specie. Non è chiaro se si tratti di una specie separata dalla lumaca spaziale comune.
Le òlumache Crimson invece sono una specie di lumaca spaziale originaria delle asteroidi del settore Tapani.
Sono caratterizzate dalla presenza di una striscia rossa presente ad entrambi i lati del corpo.
Le lumache spaziali di Cularin sono invece una varietà di exogorth trovata nel sistema Cularin che si è rivelata relativamente facile da addestrare. Alcuni teorizzato che discendano da una forma addomesticata di lumaca spaziale ormai estinta. Altre teorie ritengono che tali exogorths discendano da lumache giganti autoctone del sistema Cularin, provenienti dalla cintura di asteroidi del sistema (Oblis) prima della sua distruzione, e che queste creature sopravvissute si siano adattate al vuoto dello spazio.

ARACHNOR
 Alto circa 2 metri, questo gigantesco aracnide risiede nelle macabre e muschiose foreste del pianeta Aazid, questi aracnoidi, sono onnivori, si nutrono principalmente dei funghi giganti presenti in tale pianeta, rappresentano per essi una notevole fonte alimentare in quanto ricoprono buona parte di tutta la superficie del pianeta, ma non disdegnano la carne di molti altri organismi. Nelle intricate foeste muschiose del pianeta Aazid è possibile trovare numerose sostanze chimiche di particolare interesse che possono essere ampiamente utilizzate per scopi medici e bellici, inoltre i funghi di cui si nutrono gli Arachnor non contengono solo sostanze nutritive, ma anche sostanze chimiche fondamentali che permettono a tali ragni di creare una tela dalle incredibili capacità “adesive”, ritenute da molti studiosi tra le sostanze più efficaci da questo punto di vista presenti nella galassia. Sono organismi particolarmente territoriali, nonostante non siano organismi senzienti, possono cacciare singolarmente o in gruppo, adoperando specifiche strategie di caccia volte a spaventare le prede spingendole verso le loro enormi tele dove poi verranno intrappolate. Le prede una volta intrappolate non vengono subito divorate dal ragno, ma pazientemente aspettano che la preda esaurisca le sue forze, cercando inutilmente di divincolarsi dalla tela, inoltre le particolari caratteristiche chimiche della tela, fanno si che la preda nel cercare di divincolarsi, non faccia altro che auto intrappolarsi ulteriormente facilitando al ragno l’avvolgimento della preda in bozzoli. Il modo in cui si nutrono delle prede è sostanzialmente simile a quello che possiamo osservare comunemente tra i nostri ragni. Molte delle informazioni sulla biologia di questi organismi sono pervenuti dagli scritti ritrovati sul pianeta Aazid del professor Hoole (antropologo dell'impero) e del suo assistente Chlar kotchim biologo… entrambi non sopravvissuti all’inospitale pianeta.

PURELLA.
I ragni Purella sono originari del pianeta Yavin 8, ottava luna orbitante attorno al gigante gassoso Yavin. Hanno dimensioni noteveoli, alti circa 2 metri hanno un caratteristico colore rosso vivo possiedono otto paie di zampe e grosse mandibole con le quali riducono a brandelli le prede che catturano. Inoltre sono dotati di una vista particolarmente acuta in grado di poter vedere con facilità al buio. Le purelle nonostante non siano senzienti sono in grado di attuare strategie di caccia ben congegnate per la cattura delle prede. Inoltre oltre ad essere dotati di un acuto senso della vista hanno l’abilità di percepire la presenza di creature in avvicinamento, possiedono inoltre sensi molto sviluppati, sono in grado di poter percepire piccoli rumori e presenza di eventuali prede nelle vicinanze sfruttando l'ecolocalizzazione a percepirne grandezza e forma.

SARLACC
Ci spostiamo subito sul pianeta Taootine dove è possibile trovare uno dei misteri della zoologia moderna, il Sarlacc, organismo unico nel suo genere, si trova nel mare di dune del deserto di Taootine, ed è una delle creature più rare e misteriose della Galassia (se ne conoscono solo due: quello di Tatooine e quello di Felucia).
Siccome i Sarlacc sono molto pericolosi e abitano in zone remote e inospitali, pochi scienziati hanno tentato di studiarli.
Mentre alcuni credono che il Sarlacc sia un animale, altri notano come la sua struttura a radice e il sistema di riproduzione tramite spore indichino una origine vegetale. Il Sarlacc è una creatura onnivora, con diversi tentacoli e denti affilati con un becco grande. Siccome i Sarlacc vivono in ambienti isolati e basano il proprio nutrimento su prede che cadono nella loro bocca, essi si nutrono raramente.
Come risultato i Sarlacc hanno sviluppato un sistema digestivo particolarmente efficiente. Lo stomaco è capace di dissolvere lentamente una preda in sostanze nutrienti utilizzando un processo che può durare migliaia di anni. Se il Sarlacc non riceve una preda per lungo tempo ricorrere al sistema di radici per ricavare nutrimento dal terreno. Il Sarlacc è capace di nutrirsi assorbendo sostanze ricche di ossigeno, azoto, carbonio e idrogeno dal terreno presente sugli asteroidi senza atmosfera. Oltre agli acidi della digestione, lo stomaco del Sarlacc produce una neurotossina che impedisce alle vittime di muoversi e di fuggire.
Quando una preda si avvicina al Sarlacc, dalla bocca, la quale è ben nascosta tra le sabbie del deserto, (da notare come attui una strategia molto simile alla formica leone degli stati uniti, anche se il sarlacc è un organismo sessile) fuoriescono numerosi tentacoli che hanno la funzione di catturare prontamente la preda, una volta catturata la preda viene  immediatamente portata in prossimità del lungo becco, tramite il quale la preda viene ingerita per finire nell'apparato digerente ed essere lentamente digerita viva. Altra  caratteristica è il fatto che il sarlac stesso mantenga in via il più a lungo possibile la sua preda evitando che essa muoia precocemente. Il becco del sarlacc ha una lunghezza di almeno 3 metri.
 Il sarlacc di Tatooine è diventato tristemente famoso per essere stato utilizzato dalla famiglia Hutt per giustiziare i prigionieri o coloro che disubbidivano al comando del potente signore della mala locale.
Come si può osservare nell'immagine la bocca del sarlacc possiede anche numerose file di denti affilati, si è scoerto dopo vari studi che solo a maturità i tentacoli e il becco si sviluppano appieno, e che quindi le lunghe fila di denti svolgono un ruolo fondamentale nei primi anni di vita, nel triturare le prede che cadono nella bocca spalancata.

Come accennato poc'anzi le vittime vengono mantenute in vita dal sarlacc con sostanze nutritive e vengono di conseguenza digerite in agonia, a volte, quando la vittima si trova nello stomaco per un lungo periodo di tempo, il sarlacc tende ad incorporare ciò che rimane del corpo, nel rivestimento dello stomaco per fare spazio altre prede. Un certo numero di più piccoli, stomaci secondari sono stati utilizzati per "memorizzare" le vittime in modo tale da poter essere consumate nel momento in cui il sarlacc necessita di una maggiore quantità di sostanze nutritive, come quando si trova nel periodo di crescita o durante lunghi periodi di magra.
Il sangue è particolarmente acido.

RANCOR.
I Rancors sono enormi creature bipedi dell'altezza di circa 10 metri. Il loro pianeta d'origine è sconosciuto, sono presenti in svariati mondi della galassia, anche e si suppone possano essere originari di Dathomir.
Sono organismi caratterizzati dall'avere degli arti posteriori particolarmente corti e tozzi se paragonati agli asti superiori lunghie dotati di affilati artigli, non sono molto veloci, ma possiedono una forza notevole. Possiedono inoltre una pelle particolarmente coriacea e si sono dimostrati più volte resistenti ai blaster (pistole e fucili laser), sono stati spesso utilizzati e "addomesticati" dal clan delle cosidette streghe di Dathomir le quali ne hanno sfruttato molto spesso la forza per i più svariati scopi, dallo spostamento di materiali pesanti nella costruzione di edifici in pietra o contro eventuali avversari. Sono organismi di difficile catalogazione in quanto mostrano le caratteristiche sia di mammiferi che di rettili. Nonostante tendano ad essere delle creature solitarie, le femmine sono particolarmente amorevoli con i piccoli, i quali una volta raggiunta la maturità prendono la loro strada.

mercoledì 21 novembre 2012

LO SAPEVATE CHE ALCUNI MOLLUSCHI MARINI...

Questa è bella, non ci sto a discutere troppo sopra, mi sa che ci dedicherò, se faccio in tempo devo ritrovare la password,  il mio primo post su Cattivascienza in Tv.
Passate il mouse sul seguente link dove potrete vedere la puntata di costume e società del 21/11/2012; andate al minuto 2:43, o guardatevi tutto il servizio, in ogni caso prestate attenzione a partire dal minuto 2:43, si inizia parlando della virilità del leone che ci da dentro di brutto, ma è solo l'antipasto perchè qualche secondo dopo si parlerà di alcuni molluschi marini che nascono maschi per poi diventare femmine...e qui mi direte e cosa ci sta di strano? E'una cosa che si osserva in molte specie di organismi...niente di eccezionale infatti, la cosa eccezionale è il termine utilizzato, forse termini come monoicismo o ermafroditismo sequenziale non andavano bene...

sabato 17 novembre 2012

CARNEVALE DELLA BIODIVERSITA': IL RITORNO!!!

E' con somma gioia signori e signore che vi annuncio la ripresa del carnevale della biodiversità! Non so voi ma sentivo la mancanza...
Faccio un bel copia e incolla del bando con tanto di link che vi rimanda alle pagine da cui l'ho preso dove potete trovare gli indirizzi mail dei fondatori del carnevale a cui inviare le vostre candidature!!!

CARNEVALE DELLA BIODIVERSITA' IL BANDO.

Se temevate un'apoptosi cerebrale collettiva non potevate essere più in errore. Come accade a molte forme di vita, anche il Carnevale della biodiversità era entrato in diapausa, in attesa di tempi interessanti. Ciò per evitare di utilizzare fino all'ultimo le risorse messe a disposizione dall'ecosistema telematico ed evitare così il conseguente crash nella popolazione. Adesso che abbiamo ripreso le forze, grazie anche all'incontro di Riva del Garda, torniamo a caccia di post che ci raccontino le infinite forme bellissime della biodiversità. Per gli incauti che si fossero persi le precedenti puntate, si tratta di questo: i blog di argomento biologico che aderiscono all'iniziativa scrivono in contemporanea un post con un argomento prefissato, ciascuno in base al topic del proprio blog e in base alle proprie competenze. Uno dei blogger raccoglie tutti i link ai post del carnevale in una pagina introduttiva da dove si può poi accedere ai singoli blog. Gli argomenti trattati sinora sono stati sempre molto provocatori, si andava da "Le dimensioni contano" a "Nicchie estreme" "Ai confini della realtà” e “Alieni tra noi”, passando ovviamente per "Infinite forme bellissime".
Per questa edizione speciale natalizia vogliamo spingerci ancora oltre, andando al di là della provocazione, nella grigia nicchia dove scienza e immaginazione si fondono. Il tema conduttore di questa edizione sarà infatti “Ho visto cose… La biologia dei mondi fantastici” e tutti i post dovranno comparire sui relativi blog il 12 dicembre. Se vi fa di far girare, per una volta, le rotelline in senso trasversale e parlare di esobiologia e fantabiologia anche se siete persone serissime e scientificamente inappuntabili, questa è la vostra occasione. I blogger che vogliono aderire devono semplicemente mandare una mail a uno degli organizzatori, (Marco Ferrari, Livio Leoni, Lisa Signorile) in modo che vi si possa includere.
C'è tuttavia una condizione. Il carnevale della biodiversità ha sempre badato più alla qualità che alla quantità dei post e si riserva il diritto di valutare l'opportunità della partecipazione ad un blog il cui argomento è di solito off-topic, tipo "diritto Romano comparato" o "l'arte di Johannes Vermeer attraverso l'ottica della fisica decostruzionista". Altresì si riserva il diritto di rifiutare post che non risultassero essere in-topic col tema stabilito....segui il link per leggere completamente il bando!

venerdì 7 settembre 2012

LA CELLULA VEGETALE: I plastidi.

I plastidi
I plastidi sono presenti nelle loro numerose forme in tutte le cellule vegetali fotosintetiche, i più comuni sono i cloroplasti, i cromoplasti e i leucoplasti.

I cloroplasti.
Ogni cloroplasto è delimitato da un doppio involucro di membrane ed è interamente differenziato in un insieme di strutture note come tilacoidi e in una sostanza fondamentale più o meno omogenea nota come stroma.
I cloroplasti sono la sede del processo fotosintetico, contengono clorofilla e pigmenti carotenoidi. I pigmenti clorofilliani, recettori necessari per la fotosintesi sono responsabili del colore verde di questi plastidi Una singola cellula del mesofillo può contenerne da 40 a 50, un millimetro quadrato di foglia ne contiene circa 500.000. I cloroplasti si dispongono generalmente con la superficie più ampia parallela alla parete cellulare. Nella cellula sotto l'influenza della luce possono riorientarsi raccogliendosi per esempio, in condizioni di bassa o media intensità luminosa, lungo le pareti parallele alla superficie della foglia. In condizioni di alta intensità luminosa potenzialmente dannosa possono orientarsi perpendicolarmente alla superficie fogliare.
Le membrane dei cloroplasti sono ricche di glicosilgliceridi, i cloroplasti contengono la clorofilla la quale è associata ai complessi fotosintetici. In aggiunta allo strato interno ed esterno di membrane nei cloroplasti ritroviamo un terzo sistema di membrane, noto come tilacoidi. Tali membrane interagiscono tra di loro formando una struttura nota come grana, è all'interno dei grana che si trovano i complessi fotosintetici.
 Oltre alla componente membranosa in cui sono presenti i fotosistemi vi è anche una regione che possiamo definire fluida, lo stroma. Le strutture dei grana sono connesse tra di loro dalle lamelle stromatiche come potete osservare nell'immagine sotto. Le ATP sintetasi dei cloroplasti sono posizionate all'interno del sistema di membrane dei tilacoidi, come vedremo nei prossimi post durante il processo fotosintetico, il trasferimento di elettroni innescato dalla luce creerà un gradiente protonico attraverso le membrane tilacoidali, come accade nei mitocondri; l'ATPviene prodotta grazie alla dissipazione del gradiente protonico tramite l'ATP sintetasi.
Inoltre i cloroplasti delle alghe verdi e delle piante contengono anche granuli di amido e piccoli corpi oleosi noti con il termine di plastoglobuli.
I granuli di amido possiedono quello che viene definito amido primario esso rappresenta una riserva di glucosio che viene prontamente metabolizzato durante la notte. Viene prodotto però durante intensa fotosintesi, infatti possono mancare del tutto in piante che sono tenute al buio per almeno 24 ore.
L'amido infatti viene scisso per fornire altro zucchero alla pianta, che al buio non è capace di fotosintetizzare. i granuli in genere compaiono dopo 3-4 ore di esposizione alla luce.
La formazione dei cloroplasti e i complessi ad essi associati implica il contributo sia del DNA nucleare che di quello pastidiale anche se chiaramente il controllo generale risiede nel nucleo. Alcune proteine del cloroplasto sono codificate o rese specifiche dal DNA plastidiale e sono sintetizzate nel cloroplasto stesso. Altre ancora sono codificate dal DNA nucleare, sintetizzate nel citosol e poi trasportate nel cloroplasto.
A tutto ciò dobbiamo aggiungere che i cloroplasti sono non solo il luogo in cui avviene la fotosintesi, ma svolgono un ruolo di fondamentale importanza nell'organicazione del carbonio, nella sintesi degli amminoacidi, e degli acidi grassi.
Per quanto riguarda la composizione delle membrane tilacoidali bisogna sottolineare che esse appaiono differenziate a seconda della posizione, in senso sia morfologico che biochimico.
In un cloroplasto granale di una pianta vascolare possiamo distinguere le seguenti parti.
a) La faccia stromatica del tilacoide, che appunto guarda lo stroma e comprende tutta la superficie esterna delle lamelle intergrana e le porzioni più periferiche dei grana. Queste parti dei tilacoidi a contatto con lo stroma sono ricche del complesso dell'ATP sintetasi e di fotosistema I (PSI) ma povere di fotosistema II (PS-II). Possono labilmente aderire alla membrana altre proteine come la ferredossina o la FNR ed enzimi C3.
b) Le partizioni o porzioni appressate dei grana appaiono molto spesse e sono arricchite di PS-II e di complesso LHC-II il più abbondante complesso clorofilla-proteina destinato alla raccolta della luce.
Le paticelle di PS-II/LHC-II sono di cospicue dimensioni possono essere visualizzate al microscopio elettronico.
c) La faccia luminale del tilacoide è la parte interna che guarda il lume. Qui si trovano il sito di evoluzione dell'ossigeno del PS-II, il citocromo f e la plastocianina. Questa collocazione dei componenti tilacoidali ha un preciso significato funzionale nel trasporto fotosintetico degli elettroni.
Non tutti i cloroplasti verdi sono forniti di grana: i cloroplasti della guaina fasciale di alcune piante C4 ne sono privi o ne hanno addirittura pochi.

Leucoplasti.
I leucoplasti tra i plastidi maturi sono i meno differenziati; infatti mancano di pigmenti e di un elaborato sistema di membrane interne. Alcuni noti come amiloplasti sintetizzano amido, mentre altri spesso sono capaci di accumulare altri tipi di sostanze, compresi, oli e proteine.
Derivano prevalentemente dai proplastidi, i più comuni sono gli amiloplasti, in essi vengono accuulate sostanze di riserva, come amido, ma anche proteine e lipidi. Il glucosio prodotto dalla fotosintesi viene condensato in amido attraverso particolari reazioni per formare, qualora le condizioni lo permettano amido primario. L'amido primario viene degradato durante il periodo di buio, l'eccesso viene indirizzato ai tessuti di riserva dove contribuirà a costituire il cosidetto amido secondario all'interno dei leucoplasti.
Ve ne sono di vari tipi:
Amiloplasti: che abbiamo giù accennato, si trovano prevalentemente nei parenchimi amiliferi dei semi, fusti radice e frutti, hanno una struttura molto più semplice di quella di un cloroplasto con pochissimi tilacoidi ed enzimi per la degradazione e sintsi dell'amido.

Lipidoplasti: caratterizzati dalla presenza di lipidi possiamo distingueli in:
Elaioplasti: derivano da cloroplasti che si disorganizzano, perdono la clorofilla e assumono l'aspetto di una grande goccia d'olio.
Sterinoplasti: contengono steroidi.
Proteoplasti: accumulano proteine.


Cromoplasti.
I cromoplasti sono plastidi privi di pigmenti, hanno forma variabile, mancano di clorofilla a sintetizzano e accumulano pigmenti carotenoidi spesso responsabili del colore giallo, arancione o rosso di molti fiori, delle foglie senescenti, di alcuni frutti e radici, come le carote.
Possono differenziarsi da cloroplasti preesistenti, attraverso la degradazione della clorofilla, la scomparsa dei tilacoidi e l'accumulo di carotenoidi, come avviene durante la maturazione di molti frutti.
Si è scoperto che svolgono una funzione vessillare, cioè da richiamo e adescamento per insetti e animali impollinatori.
La colorazione come accennato poc'anzi è dovuta alla presenza di pigmenti quali i carotenoidi (arancione), xantofille (giallo), licopeni (rosso). Tali pigmenti possono trovarsi in forma di goccioline lipidiche (globuli) oppure possono formare tubuli (sottoforma di cristalli).
Tra le altre caratteristiche bisogna ricordare che il cromoplasti sono oltre che fotosinteticamente inattivi, presentano un basso contenuto di RNA e ribosomi.
La trasformazione da cloroplasto a cromoplasto comporta una serie di stadi tra cui demolizione di clorofilla complessi proteici, scomparsa del sistema lamellare, comparsa di gocce lipidiche o cristalli con pigmenti. Possono insomma rappresentare anche lo stadio senescente di plastidio.


Proplastidi.
Un piccolo accenno riguardo a questi organelli precursori degli altri plastidi. Sono molto piccoli, incolori, o di colore verde pallido, che si trovano spesso in cellule meristematiche (cellule in divisione) delle radici e dei germogli. Sono i precursori degli altri plastidi più altamente differenziati, quali i cloroplasti, cromoplasti, amiloplasti.
Quando lo sviluppo di un proplastidio in cloroplasto avviene in assenza di luce, nello stroma si possono formare uno o più corpi prolamellari, corpi semi-cristallini costituiti da membrane tubulari. I plastidi contenenti corpi prolamellari sono chiamati ezioplasti.
Durante lo sviluppo alla luce degli ezioplasi in cloroplasti le membrane dei corpi prolamellari portano alla formazione dei tilacoidi. I proplasidi delle cellule degli embroni dei semi in natura evolvono dapprima in ezioplasti e poi sotto l'effetto della luce, si differenziano in cloroplasti.
Varie sono le tappe che portano al differenziamento del proplastidio in cloroplasto:
1) aumento del volume cellulare; 2)invaginazione e vescicolazione della membrana interna; 3)sintesi proteica (avviene in parte nel citosol e in parte all'interno del plastidio); 4) sintesi lipidi; 5) sintesi di pigmenti.
Il tutto è sottoposto dal duplice controllo del DNA plastidiale e nucleare.
Il differenziamento di un proplastidio può essere determinato da vari fattori; luce, temperatura, ormoni, sostanze nutritive, genoma ecc...