giovedì 13 luglio 2017

LA PULCE DELLA SABBIA: Tunga penetrans.


La tungiasi è una parassitosi della pelle, provocata da una piccola pulce conosciuta con svariati nomi (jiggers, pulce della sabbia, nigua, chica, pico, pique, suthi) sembra essere originaria del Sud America, si è diffusa in seguito anche nel continente nero, probabilmente importata nelle regioni dell'Africa Sub-Sahariana a partire dal 19° secolo.
E' una patologia che tende a colpire principalmente le comunità emarginate, tendenti a vivere in forti condizioni di povertà e dallo scarso tenore igienico sanitario, ciò contribuisce notevolmente all'elevata morbilità nelle comunità colpite; determinando tra l'altro una seria compromissione della qualità della vita delle persone e delle comunità colpite da questa patologia.
Nei bambini e nelle persone anziane la patologia tende a colpire in maniera particolarmente grave, provocando problematiche secondarie di notevole rilevanza. Non colpisce esclusivamente l'essere umano, è una patologia di facile riscontro anche in animali selvatici e domestici (cani, maiali, ruminanti) dove comporta, se non curata tempestivamente, gravi conseguenze, ad esempio si ha una riduzione nella produzione di latte in seguito all'infestazione delle mammelle da parte del parassita. La tungiasi viene da molti considerata una patologia "trascurata" da politici, case farmaceutiche e istituzioni internazionali .
Nonostante non sia inclusa nelle patologie tropicali trascurate dall'organizzazione mondiale della sanità, la tungiasi ad oggi presenta tutte le caratteristiche di una patologia tropicale trascurata (DNT).

Parassitosi conosciuta da tempo...
La gravità della parassitosi è nota già da tempo, come riportato infatti da rapporti redatti dai colonizzatori e dai resoconti di viaggio del 20esimo secolo, dove vengono ampiamente descritti i sintomi e i danni che la tungiasi provocava presso le popolazioni indigene. Tra le più gravi abbiamo ulcere profonde, gangrena, linfagite, setticemia. In tali rapporti viene raccontato che in alcuni contesti la sofferenza causata dalla parassitosi era tanta che gli individui affetti arrivavano addirittura a mutilare i propri piedi, infestati ormai dalle pulci, pur di liberarsi in qualche modo del dolore che queste provocavano alle loro carni.
Le operazioni militari portate avanti nei territori, che spesso si avvalevano della collaborazione, forzata o meno, degli indigeni del luogo, dovevano essere interrotte a causa dei forti dolori ai piedi degli arruolati, dovuto all'accrescimento massivo dei parassiti. Molti di questi individui non indossavano scarpe o calzari di alcun tipo e i loro piedi erano talmente mutilati e dolenti che camminare a lungo era proibitivo. 
Come riportato da Decle nel 1898 ( Decle L (1898) Three years in savage Africa. London: Methuen)
"...ho incontrato un uomo che è venuto a farmi vedere il suo piede. Il mignolo risultava enormemente gonfio e pieno di pus. Mi vestii e in pochi istanti individuai almeno un'altra dozzina di uomini con i piedi in condizioni orribili a causa delle jiggers. La metà di loro aveva rimosso le parti infette, si erano tagliati fino alle ossa. Questo tipo di piaghe erano le più orribili, tutto ciò che avrei voluto fare era coprirli...."
Jiggers è uno dei tanti nomi che si usano per indicare la Tunga penetrans, diciamo che è la designazione che le viene data in genere nelle zone caraibiche. Decle osservò anche che le infestazioni massicce, a carico dei singoli individui, rendevano in alcuni casi insostenibili le condizioni di vita dei villaggi; creando delle situazioni enormemente precarie. Riferendosi a chi ne era colpito descrisse: 
"...essi non osano neanche poggiare i piedi per terra a causa del dolore che ne deriverebbe da un gesto così semplice, quando lo fanno, camminano mantenendo quanto più possibile le dita dei piedi alzate... [10]." 
Ciclo vitale. 

Tunga penetrans e  Tunga trimamillata sono gli organismi responsabili di questa zoonosi, appartenenti al genere Tunga, ordine dei Siphonaptera, In soldoni sono delle piccole pulci le cui femmine, tendono a penetrare nella cute dell'ospite e a soggiornarvi fino alla morte in situ, che in genere avviene normalmente entro 4-6 settimane. Attraverso gli ultimi segmenti dell'addome a forma di cono, l'ectoparassita resta in contatto con l'ambiente esterno, tramite una fessura dal diametro di circa 250-500 μm (micrometri) nella pelle dell'ospite; ciò gli permette di defecare, copulare, respirare ed espellere le uova nell'ambiente esterno, determinando in questo modo una potenziale penetrazione nell'organismo di batteri patogeni.
Le uova una volta espulse cadono a terra, dove lentamente si svilupperanno in larve, pupe, adulti. In media il periodo di tempo che intercorre tra la deposizione e lo sviluppo delle larve è di circa 6 giorni (3/4 in media), mentre l'impupamento avviene dopo circa 6/7 giorni .
La formazione delle pulci adulte all'interno del puparium avviene invece dopo almeno  9/15 giorni. In condizioni ottimali di crescita, dal momento che l'uovo viene emesso ed entra in contatto con il terreno, passano circa 20 giorni.
Il ciclo vitale di questo parassita può essere suddiviso in un ciclo domestico, dove le infestazioni si verificano tra nuclei familiari e/o tra e a causa degli animali da allevamento e un ciclo selvatico.
Vi può essere una sovrapposizione tra questi cicli vitali; una sovrapposizione  parziale o totale a seconda del contesto nel quale veniamo a trovarci.


Come accennato sopra si tratta pur sempre di una parassitosi che trova largo spazio e condizioni ideali di proliferazione in zone rurali estremamente povere, dove le condizioni igienico sanitarie anche più comuni non vengono rispettate. In molte zone rurali del Sud America o dell'Africa infatti sia gli animali domestici, ma anche selvatici, nonchè roditori, possono aggirarsi indisturbati dentro e fuori le abitazioni; con maiali, capre, pecore che tendono ad abitare lo stesso luogo in cui risiedono i proprietari; molto spesso vengono fatti soggiornare negli ambienti abitativi di notte ad esempio, per evitare che vengano rubati.
Lo stesso stile di vita presente in tali zone quindi permette l'instaurarsi di una massiccia catena di trasmissione del patogeno, permettendo anche ai comuni animali domestici di diventare serbatoi ambientali del parassita.
Ma non è solo questo, anche le condizioni delle abitazioni risultano determinanti, in contesti poveri del sud-America e dell'Africa sub-sahariana le abitazioni sono poco più che paragonabili a delle baracche costruite male, dove non vi è neanche la presenza di una vera e propria pavimentazione. In questi casi l'intero ciclo vitale del parassita viene perpetuato tranquillamente all'interno dell'abitazione. Le uova del parassita vengono emesse nell'ambiente esterno dalla stessa persona infestata;  quando dorme o quando occupa la sua abitazione, l'entrata in contatto del parassita con il terreno può tranquillamente avvenire durante il rifacimento del letto ad esempio, le larve trovano molto spesso in tali ambienti condizioni di crescita climatiche adeguate, ma soprattutto condizioni nutritive ideali; il materiale organico è sempre presente essendo la pavimentazione costituita da terriccio.
Le forme larvali adulte che emergono dalle pupe, aderiscono e penetrano nella pelle, ciò sembra essere è favorito anche dalla mancanze di calzature. Le stesse condizioni economiche e di vita rendono il possedere degli adeguati calzari un lusso. Le scarpe ad esempio non vengono utilizzate se non per specifiche mansioni per evitare un loro eccessivo consumo. In pratica il camminare a piedi scalzi in un ambiente dove naturalmente è già di per se facile andare incontro ad una parassitosi causata da queste pulci non fa che facilitarne ulteriormente l'entrata in contatto.
In alcune zone la povertà è talmente elevata che molti individui non possono neanche permettersi un letto, con tutte le conseguenze del caso, l'infestazione diventa quindi non solo inevitabile, ma tende a colpire anche zone differenti del corpo che entrano in contatto con il terreno.
Fino ad oggi sembra che nessun trattamento farmacologico si sia dimostrato efficace nel contrastare la tungiasi. L'unica terapia è quella chirurgica, dove si deve provvedere a rimuovere il parassita direttamente. Richiede un intervento adeguato ed una disinfezione specifica; è impossibile rimuovere il parassita, che in alcuni casi si accresce raggiungendo dimensioni cospicue, senza causare un emorragia e ferite profonde. La prevenzione dunque è l'unica arma in grado di arginare profondamente il problema. Bisogna ricordare però, come accennato poc'anzi, che le scarpe non vengono utilizzate per ogni attività quotidiana, quindi l'utilizzo limitato di un qualcosa che viene definito un lusso, non può di conseguenza proteggere dall'infestazione, che spesso avviene anche nelle stesse abitazioni dove le persone vivono e dove le scarpe non vengono utilizzate. Inoltre un paio di scarpe viene sfruttato fino a quando è possibile, vanno incontro ad usura e la pulce può tranquillamente penetrare al loro interno entrando in contatto con la pelle.
La risposta infiammatoria, che si innesca, a carico delle zone scavate dalle pulci della sabbia, morte o in decomposizione è alla base di molte delle manifestazioni cliniche e patologiche.
L'infiammazione acuta è caratterizzata da eritema, edema, pizzicore/prurito, sintomi causati dal progressivo sviluppo dell'organismo estraneo all'interno dell'epidermide infestata e dalla pressione che la crescita del parassita esercita sui tessuti circostanti.
Tra le principali conseguenze, oltre ai danni tissutali che la crescita delle pulci comporta, vi è la seria possibilità di sovrainfezioni batteriche, che incrementano notevolmente la risposta infiammatoria. Nelle zone endemiche è praticamente la prassi. Batteri aerobici e soprattutto anaerobici (Clostridi inclusi) sono stati spesso isolati e ritrovati in presenza delle jiggers. In effetti è un'inevitabile conseguenza la presenza di tali microrganismi, le ferite e le caratteristiche che tali lesioni guadagnano in seguito all'infestazione causate dalle pulci, creano le condizioni ideali per la loro proliferazione.
Tra l'altro ricordiamo che microrganismi come i Clostridi sono ubiquitari nel suolo, colonizzano praticamente ogni ambiente, non è per niente raro quindi che possano ritrovarsi "letteralmente addosso" alle pulci della sabbia, ed essere veicolati da quest'ultime; visto e considerato che parte del loro ciclo vitale si svolge nel terriccio. I batteri vengono quindi letteralmente trasportati dal parassita dentro l'epidermide dell'ospite, per raggiungere definitivamente gli strati più profondi del derma quando il parassita penetra la membrana basale dell'epidermide ed inserisce la sua proboscide all'interno dei capillari sanguigni del derma, nutrendosi del sangue e delle sostanze nutritive da esso trasportate.
Oltre al pericolo Clostridium tetani, ulteriormente aggravato dalla mancanza di un'adeguata prevensione vaccinale, vi sono poi problematiche dovute alla presenza di altri microrganismi, un esempio è la presenza dei batteri endosimbiotici Wolbachia  regolarmente presenti nelle pulci della sabbia e repertati nelle ferite. Quando il parassita muore in situ, i lipopolisaccaridi di superficie derivanti dal Wolbachia vengono rilasciati nel tessuto circostante, provocando una risposta infiammatoria.

Tra le altre problematiche a carico delle zone interessate dall'azione del parassita abbiamo suppurazione, formazione di ascessi, ulcere, linfangite, necrosi tissutale e gangrena. Il risultato  sarà dolore cronico, disabilità, oltre a problematiche estetiche notevoli e non solo funzionali, mutilazioni in particolar modo a piedi e mani. I sequel cronici sono quindi debilitanti e incapacitanti se non si interviene rapidamente.
La mutilazione dei piedi compromette inevitabilmente la mobilità, ostacola le normali attività quotidiane e ha un effetto negativo sull'economia delle famiglie colpite,  le quali finiscono per essere colpite indirettamente dalla condizione fisica dei membri della famiglia affetti. Inoltre è difficile nascondere i sintomi e le conseguenze che la patologia lascia sulla pelle. Insomma oltre ai deficit funzionali a cui si può andare incontro si deve sommare anche un disagio di tipo sociale. Non è raro infatti che in tali comunità chi risulta affetto da tungiasi  subisca atti di stigmatizzazione sociale. 
Sotto ho postato un filmato per rendere un po' meglio l'idea della gravità della patologia, è ovviamente un caso di grave infestazione. Come si può osservare, la rimozione del parassita (la rimozione porterà via inevitabilmente il tessuto circostante ormai morto), lascia delle profonde ferite. Il filmato è stato preso da you tube, proviene da un canale di volontari il cui scopo è quello di aiutare le persone affette ad essere liberate dal parassita. 
Le immagini sono crude e possono urtare la sensibilità di chi le guarda. Se siete deboli di stomaco non avviate il video. 

Fonti:

1. Hoeppli R (1963) Early references to the occurrence of Tunga penetrans in Tropical Africa. Acta Tropica 20: 143–152 [PubMed] 



2. Jeffreys MDW (1952) Pulex penetrans: the jigger's arrival and spread in Africa. S Afr J Sci 48: 249–255 



3. Maco V, Tantalean M, Gotuzzo E (2011) Evidence of tungiasis in Pre-Hispanic America. Emerg Infect Dis 17: 855–862 [PMC free article] [PubMed] 

4. Heukelbach J, Ugbomoiko US (2007) Tungiasis in the past and present: A dire need for intervention. Nigerian Journal of Parasitology 28: 1–5 

5. World Health Organization (2013) Sustaining the drive to overcome the global impact of Neglected Tropical Diseases - Second WHO report on Neglected Tropical Diseases. Available: http://www.who.int/neglected_diseases/9789241564540/en/ Accessed 18 June 2014

6. World Health Organization (2010) Working to overcome the global impact of neglected tropical diseases-First WHO report on Neglected Tropical Diseases. Available: http://www.who.int/neglected_diseases/2010report/en/ Accessed 18 June 2014.

7. World Health Organization (2013) Neglected Tropical Diseases - Hidden successes, emerging opportunities. Available: http://apps.who.int/iris/handle/10665/44214 Accessed 18 June 2014. 

8. Decle L (1898) Three years in savage Africa. London: Methuen. 

9. Jolly GG (1926) An entomological episode of the east African campaign. Ind Med Gaz 61: 164–165 

10. Waterton C (1973) Wanderings in South America, the North-West of the United States and the Antilles, in the years 1812, 1816, 1820 and 1824 with original instructions for the perfect preservation of birds and for cabinets of natural history. London: Oxford University Press.

11. Eisele M, Van Marck E, Mehlhorn H, Meckes O, Franck S, et al. . (2003) Investigations on the biology, epidemiology, pathology and control of Tunga penetrans in Brazil: I. Natural history of tungiasis in manParasitol Res 90: 87–99 
12. Nagy N, Abari E, Haese JD, Calheiros C, Heukelbach J, et al. . (2007) Investigations on the life cycle and morphology of Tunga penetrans in BrazilParasitol Res 101Suppl 2S233–S242 

13. Feldmeier H, Heukelbach J, Eisele M, Sousa AQ, et al. . (2002) Bacterial superinfection in human tungiasisTrop Med Int Health 7: 559–564
14. Pampiglione S, Fioravanti ML, Gustinelli A, Onore G, Mantovani A, et al. . (2009) Sand flea (tungaspp.) infections in humans and domestic animals: state of the artMed Vet Entomol 23: 172–186
15. Heukelbach J, Bonow I, Witt LH, Feldmeier H, Fischer P (2004) High infection rate of Wolbachiaendobacteria in the sand flea Tunga penetrans from BrazilActa Trop 92: 225–230 

16  Litvoc J, Leite RM, Katz G (1991) Aspectos epidemiológicos do tétano no estado do Sao Paulo (Brasil)Rev Inst Med Trop Sao Paulo 33: 477–484 [PubMed]

17. Obengui (1989) La tungose et le tétanos au C.H.U. de BrazzavilleDakar Med 34: 44–48


mercoledì 19 ottobre 2016

ASCARIS LUMBRICOIDES.


L' Ascaris lumbricoides è un nematode responsabile di una malattia nota come Ascaridiasi. La sede dell'infestazione parassitaria è l'intestino tenue.

Serbatoio: il serbatoio dell'Ascaris Lumbricoides è l'uomo, che ne rappresenta l'ospite definitivo. Questo parassita non ha ospiti intermedi, l'A.lumbricoides che infesta l'uomo è morfologicamente indistinguibile da quelli che infestano altri animali.

Morfologia: A. lumbricoides è un grande verme nematode, di colore bianco/giallastro, la femmina adulta può raggiungere le dimensioni che variano tra i 20 e i 30 cm di lunghezza, per 5 mm di diametro, mentre il maschio è in genere un po'più piccolo, misurando circa 15-20 cm di lunghezza per 4 mm circa.
La lunghezza media della vita dell'individuo adulto è di circa 12-24 mesi a seconda dei casi.

Diffusione: La sua diffusione dipende soprattutto dal grado di fecalizzazione ambientale, è presente grossomodo in tutto il globo, soprattutto nelle regioni con climi caldi e umidi e tende ad essere più comune nelle regioni tropicali e subtropicali. A favorire la sua diffusione sono le scarse misure igieniche, sia a livello personale, che a livello generico; in particolar modo dove non viene prestata particolare attenzione allo smaltimento igienico delle feci e al trattamento delle acque destinate al consumo umano. 

Modalità di trasmissione: avviene mediante ingestione delle uova in maniera diretta o indiretta, attraverso cibo e acqua contaminato direttamente o indirettamente con le feci.




Ciclo vitale: La femmina può emettere fino a 200.000 uova al giorno, le quali presentano forma ellittica e dimensioni di circa 50-70 x 40-50 micrometri. L'uovo emesso con le feci non è immediatamente infestante, deve permanere per un periodo di "maturazione" in determinate condizioni ambientali, terreno umido  o acquoso a temperature ottimali di 36-40°C. All'interno dell'uovo si sviluppa prima la forma larvale definita strongiloide e poi la rabditoide (larva di secondo stadio) che rappresenta la forma infestante.
L'uovo può rimanere infestante per lunghi periodi di tempo se le condizioni lo permettono, anche 10 anni, in attesa di essere ingerito dall'ospite definitivo. L'ingestione dell'uovo da parte dell'ospite definitivo ne determina la schiusa. Una volta entrato in contatto con l'ambiente acido dello stomaco, i succhi gastrici e la forte acidità che li caratterizza, modificano la parete dell'uovo; la larva emergerà in seguito a livello dell'intestino tenue.
Il ciclo vitale dell'Ascaris dura circa tre mesi, inizia nel momento in cui l'ospite ingerisce le uova. L'entrata in contatto con l'ambiente gastrico e intestinale causa la modifica delle uova del parassita determinandone la schiusa a livello dell'intestino tenue.
Nell'ospite definitivo il primo stadio dell'infestazione prevede una fase di infestazione extraintestinale.
Infatti le larve penetrano la mucosa intestinale entrando in contatto con il circolo sanguigno , ciò ne permette la dispersione nell'organismo fino ad arrivare al distretto polmonare.
In genere le larve di grandi dimensioni vengono bloccate a livello dei capillari alveolari più piccoli. La larva rabditoide lascia il circolo sanguigno penetrando a livello dell'alveolo polmonare per poi risalire lungo le vie respiratorie entrando in contatto con l'oro-faringe per poi ritornare all'apparato gastro-intestinale. Ciò avviene circa 10-14 giorni dopo l'inizio dell'infestazione.
Le larve ritornate a livello dell'intestino tenue completeranno il loro sviluppo in individui adulti iniziando l'emissione delle uova circa 60-70 giorni dopo l'infestazione.

Cenni clinici.
Le difese immunitarie dell'ospite sono dirette in genere verso lo stadio invasivo, a livello della fase di invasione polmonare, e sono basate sulla produzione di IgE. In un secondo momento anche le fasi larvali presenti al momento della seconda invasione intestinale causano risposte da parte dell'organismo. In genere la prima infestazione intestinale è del tutto asintomatica, mentre la seconda è interessata da fenomeni allergici.
Le conseguenze più severe si hanno soprattutto a carico dei bambini, dove le infestazioni possono causare malnutrizione. Altro problema fondamentale è che gli Ascaridi sono grossi e robusti vermi e tendono a raggomitolarsi, ne consegue che infestazioni massicce possono causare ostruzioni intestinali con tutte le problematiche che ne derivano, in molti casi si assiste anche a perforazione intestinale. La presenza di A.lumbricoides a livello intestinale, a seconda del grado di infestazione può causare inoltre forti dolori addominali, nausea, vomito.
Quando le larve sono disperse a livello polmonare è possibile riscontrare nei soggetti colpiti insorgenza di dolori al torace, tosse secca, espulsione di sangue rosso vivo.

Diagnosi: le forme larvali possono esser individuate all'interno dell'espettorato (larva rabditoide) e inoltre è positiva una ricerca anticorpale di tipo IgE specifica per l'Ascaris. L'infestazione intestinale viene dimostrata mediante l'identificazione delle uova nelle feci dell'ospite.

Misure preventive.
1) educare la popolazione sull'importanza di lavarsi le mani dopo l'utilizzo della toilette e prima di preparare i cibi.
2) Evitare di irrigare i campi con acque provenienti da fogne e ricche di materia fecale.
3) I pazienti vengono in genere trattati con farmaci antielmintici di scelta, tra cui pirantel pamoato, mendendazolo o abendazolo.

martedì 2 luglio 2013

NUOVA SPECIE DI FORMICA SCOPERTA NELLE FILIPPINE.


Ricercatori hanno scoperto una nuova enigmatica specie di formica proveniente dalle Filippine.   Cardiocondyla pirata presenta una pigmentazione veramente particolare che non sembra avere eguali tra le altre specie di formiche nel mondo.
Le formiche appartenenti al genere femminile nelle colonie di questa specie possono essere riconosciute grazie ad una distinita scriscia scura che attraversa gli occhi; la quale assomiglia vagamente alla benda dei pirati, da cui il nome che le è stato dato. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ad accesso libero Zookeys il maggio scorso.

Ciò che rimane un mistero per gli scienziati è il significato adattativo della loro particolare pigmentazione. La scarsa visione di cui sembrano dotate e il fatto che queste formiche si accoppiano all'oscurità compagno esclude una delle più evidenti ipotesi che la macchia scura serva come segnale di differenziazione sessuale e che quindi, possa servire riconoscimento durante l'accoppiamento.
Durante una spedizione nelle Filippine, volta a raccogliere varie specie del genere Cardiocondyla, nota per la sua sorprendente varietà morfologica e comportamentale, i ricercatori hanno individuato una specie appartenente a questo genere fino ad allora sconosciuta. nei pressi di un torrente ombreggiato (nell'immagine a lato è mostrato l'ambiente naturale di queste formiche). In condizioni di scarsa luminosità queste formiche, a detta degli autori, a causa della loro pigmentazione particolare erano davvero difficili da osservare.

Una possibile ipotesi sulla funzione di questo bizzarro schema di colorazione è che possa servire come strumento per distrarre o confondere eventuali predatori. La combinazione delle strisce scure e di un corpo  traslucido potrebbe dare l'impressione ai predatori che le parti del corpo anteriore e posteriore siano due oggetti separati. L'articolo completo nel link sottostante.

Fonte:
Seifert B, Frohschammer S (2013) Cardiocondyla pirata sp. n. – a new Philippine ant with enigmatic pigmentation pattern (Hymenoptera, Formicidae). ZooKeys 301: 13–24. doi: 10.3897/zookeys.301.4913

lunedì 11 marzo 2013

VITA DA PARASSITA: Giardia lamblia


Il parassita Giardia lamblia, così chiamato in onore del suo scopritore, è un protozoo flagellato che infetta l'intestino e resposabile di una serie di problematiche a carico dell'apparato intestinale che vanno sotto il nome di Giardiasi. al genere Lamblia appartengono 3 specie note rispettivamente come Giardia intestinalis o lamblia, Giardia agilis e Giardia muris, di cui solo la Lamblia è patogena per l'uomo.

Diffusione.
E' una patologia ubiquitaria, è presente in tutto il globo, in particolar modo nelle zone in cui non viene prestata particolare attenzione al trattamento delle acque e in cui scarseggiano anche le più comuni metodiche igienico-sanitarie e di profilassi individuale.

Modalità di trasmissione.
La trasmissione dell'infezione avviene principalmente attraverso acqua e cibo contaminato da materiale fecale, in particolar modo anche da acqua trattata ma non filtrata. Rappresenta un organismo a circuitazione oro-fecale. Oltre all'acqua non adeguatamente trattata e da cibi contaminati, anche la trasmissione interpersonale, dovuta ad una scarsa profilassi individuale (mani sporche) può favorire enormemente la diffusione del protozoo, in particolar modo i bambini in età pediatrica sono i più colpiti.

Serbatoio.
La giardia intestinalis ha come serbatoio principale l'uomo ma anche animali da allevamento e domestici, equini, bovini, canidi, felini ecc...

Ciclo vitale.





Il ciclo vitale della Giardia comprende due forme, una vegetativa nota come trofozoite e una cistica, responsabile dell'infezione. Queste due forme sono distinguibili nell'aspetto morfologico, brevemente, la forma trofozoite presenta una aspetto piriforme, tende a localizzarsi a livello dell'intestino (duodeno e digiuno) colonizzando la mucosa intestinale dove aderisce mediante un disco ventrale, una sorta di ventosa, presente in una depressione piriforme della sua parete ventrale. Dietro alla struttura nota ocme disco ventrale, troviamo i cosidetti blefaroplasti che danno origine ai flagelli; comunemente ne ritroviamo otto, due anteriori, due caudali, due postero laterali e due ventrali, che conferiscono motilità al parassita. Il trofozoite si moltiplica per scissione binaria, che si realizza mediante preliminare divisione del materiale nuclere seguita dalla divisione del disco ventrale e da ultimo del citoplasma.  Il trofozoite può essere messo in evidenza tramite esame a fresco delle feci diarroiche, in questo caso il veloce passaggio attraverso l'apparato intestinale ne impedisce l'incistamento, tramite biopsia duodenale, dove può essere trovato spesso in corrispondenza delle cripte intestinali.
La forma cistica invece si viene a formare in prossimità del colon, possiede proprietà strutturali e molecolari tali da permetterle di resistere a stress ambientale di vario tipo, essiccamento, sole, calore, ma anche resistenza nei confronti di alcuni trattamenti delle acqua, come la clorazione. Tali cisti particolarmente resistenti sono immesse nell'ambiente esterno attraverso le feci in attesa di essere ingerite da un nuovo ospite.
La schiusa delle cisti è favorita dall'ambiente acido dello stomaco. Può essere individuata tramite esame delle feci.

Forme cliniche.
Come accennato sopra, Giardia lamblia, tende a colonizzare la mucosa duodeno-digiunale. Nonostante non presenti una spiccata tendenza a diffondere in regioni extraintestinali, in alcuni casi si può assistere ad una alterazione della struttura dell'orletto a spazzola o dei villi intestinali. L'organismo tende a produrre IgA secretorie dirette contro il parassita, che appaiono in grado di poter interferire con la colonizzazione dell'intestino. In alcuni soggetti però che per svariati motivi non riescono a produrre adeguate quantità di IgA si può assistere a colonizzazioni massicce della mucosa intestinale, con conseguenti fenomeni diarroici di modesta entità e fenomeni di malassorbimento.

Diagnosi di laboratorio.
La diagnosi può avvenire mediante ricerca diretta o indiretta. Nel primo caso si effettua mediante ricerca microscopica delle cisti nelle feci emesse spontaneamente dopo purgante salino, dei trofozoiti nelle feci diarroiche, mentre metodiche di ricerca indiretta si ottengono tramite individuazione degli antigeni parassitari presenti nelle feci del paziente. A tal fine sono state messe appunto metodiche immunoenzimatiche (ELISA) ed immunoelettroforetiche.

 Metodi di controllo e misure preventive.
1) Educazione sanitaria: informare e sensibilizzare la popolazione sull'importanza del lavaggio delle mani durante la preparazione dei pasti e prima di mangiare e sopratutto dopo l'utilizzo del bagno.
2) Promulgare e assicurarsi che siano seguite leggi che prevedano la filtrazione delle acque potabili di utilizzo domestico soprattutto se vi è il rischio che tali acque siano contaminate da feci umane e animali
3) Smaltimento igienico delle feci.
4)L'acqua distribuita in condizioni di emergenza va bollita, non molto affidabili i trattamenti con ipoclorito di sodio o iodio.

Controllo dei pazienti e trattamento.
1) In alcune aree è richiesta la notifica alle autorità sanitarie soprattutto nelle regioni endemiche.
2) Indagine sui contatti  e sulla possibile fonte dell'infestazione, eseguire controlli sui familiari delle persone infestate per assicurarsi che non vi siano altri casi di infestazione.
3) 5-nitroimidazolo, tinidazolo, furazolidone sono i farmaci di prima scelta

lunedì 4 febbraio 2013

CARNEVALE DELLA BIODIVERSITA' VIII: IL BANDO


Il 12febbraio esce l'ottava edizione del carnevale della biodiversità, l'edizione sarà ospitata dal blog Leucophaea di Marco Ferrari
Di seguito viene riportato il bando.

Cari amici, lettori e colleghi,
manca circa un mese a Natale e anche quest'anno ci accingiamo a festeggiare la ricorrenza, e vogliamo farlo in grande stile insieme a voi. Il Natale in questione ovviamente non è quello di un uomo morto un paio di migliaia di anni fa, ma quello dell'uomo che ha cambiato per sempre l'approccio allo studio di ogni singolo aspetto delle scienze naturali, dalla zoologia alla genetica, dalla botanica alla biochimica, dall'ecologia alla microbiologia. Il Natale in questione è per la precisione il 204mo compleanno di Charles Darwin, l'uomo che, parallelamente ad Alfred Wallace, ha intuito e compreso come e perché le forme viventi cambiano nel tempo. Giorni fa, otto gennaio, è stato il 190mo compleanno di Wallace (auguri, zio Alfred!). Tra un mese esatto sarà quello di zio Carlo.

lunedì 24 dicembre 2012

AUGURI DI BUON NATALE!!!

mercoledì 12 dicembre 2012

CARNEVALE DELLA BIODIVERSITA': ho visto cose...la biologia dei mondi fantastici


Questo post partecipa all'edizione del carnevale della biodiversità: ho visto cose...la biologia dei mondi fantastici. Invito chiunque passasse per questo blog a visitare il sito di Livio Leoni http://mahengechromis.blogspot.it/2012/12/ho-visto-cose-la-biologia-dei-mondi.html dove troverete la presentazione del carnevale e tutti i post partecipanti all'evento.

Salite tutti a bordo, stiamo per partire alla volta di una galassia lontana lontana, faremo tappa verso remoti mondi, impossibile visitarli tutti quindi accontentatevi di una breve escursione, nel link in basso troverete una mappa della galassia e una breve descrizione dei pianeti su cui ci dirigeremo; invito tutti i passeggeri una volta scesi a terra di non allontanarsi dal gruppo e soprattuto di non dimenticare la spada laser gentilmente fornita dall'equipaggio, tenetevela stretta e non borbottate sul colore del laser... è "pur sempre un arma bella ed elegante per tempi più civili non errante con un fulminatore qualsiasi..." (citazione necessaria).
 Mappa galassia

LUMACA SPAZIALE (EXOGORTH)
La lumaca spaziale, insieme al sarlacc rappresenta forse uno degli organismi più singolari presenti nella galassia, è un enorme gasteropode lungo circa 10 metri, è una forma di vita basata sul silicio, la cui caratteristica principale è quella di riuscire a sopravvivere nel freddo dello spazio profondo. Lo si può ritrovare su molti asteroidi orbitanti attorno a stelle e sistemi di pianeti; è in grado di sfruttare l’energia luminosa e i minerali presenti negli asteroidi in cui si accresce. Sono molto pericolosi, nonostante la stragrande maggioranza di questi enormi gasteropodi raggiunga dimensioni di circa 10 metri, alcuni possono riuscire a raggiungere dimensioni veramente ragguardevoli anche per gli appartenenti alla loro specie, tanto è vero che possono essere in grado di catturare piccole navicelle che transitano vicino agli asteroidi in cui risiedono.  Sono in grado di viaggiare tra gli asteroidi spingendosi prontamente fuori dall’asteroide in cui risiedono per saltare in un altro che transita nelle vicinanze. La riproduzione è asessuata, avviene tramite fissione, una volta raggiunta una massa adeguata inizia la divisione, la lumaca figlia derivante dalla fissione sa instintivamente come sopravvivere. Viene ampiamente utilizzato dalle industrie manifatturiere della galassia, in quanto dalle sue componenti possono ricavarsi speciali lubrificanti e fibre.

Esistono molte varianti della  lumaca spaziale, come la lumaca gigante, le lumache cremisi, e le lumache Cularin. Lumache giganti spaziali sono più grandi in genere delle altre specie. Non è chiaro se si tratti di una specie separata dalla lumaca spaziale comune.
Le òlumache Crimson invece sono una specie di lumaca spaziale originaria delle asteroidi del settore Tapani.
Sono caratterizzate dalla presenza di una striscia rossa presente ad entrambi i lati del corpo.
Le lumache spaziali di Cularin sono invece una varietà di exogorth trovata nel sistema Cularin che si è rivelata relativamente facile da addestrare. Alcuni teorizzato che discendano da una forma addomesticata di lumaca spaziale ormai estinta. Altre teorie ritengono che tali exogorths discendano da lumache giganti autoctone del sistema Cularin, provenienti dalla cintura di asteroidi del sistema (Oblis) prima della sua distruzione, e che queste creature sopravvissute si siano adattate al vuoto dello spazio.

ARACHNOR
 Alto circa 2 metri, questo gigantesco aracnide risiede nelle macabre e muschiose foreste del pianeta Aazid, questi aracnoidi, sono onnivori, si nutrono principalmente dei funghi giganti presenti in tale pianeta, rappresentano per essi una notevole fonte alimentare in quanto ricoprono buona parte di tutta la superficie del pianeta, ma non disdegnano la carne di molti altri organismi. Nelle intricate foeste muschiose del pianeta Aazid è possibile trovare numerose sostanze chimiche di particolare interesse che possono essere ampiamente utilizzate per scopi medici e bellici, inoltre i funghi di cui si nutrono gli Arachnor non contengono solo sostanze nutritive, ma anche sostanze chimiche fondamentali che permettono a tali ragni di creare una tela dalle incredibili capacità “adesive”, ritenute da molti studiosi tra le sostanze più efficaci da questo punto di vista presenti nella galassia. Sono organismi particolarmente territoriali, nonostante non siano organismi senzienti, possono cacciare singolarmente o in gruppo, adoperando specifiche strategie di caccia volte a spaventare le prede spingendole verso le loro enormi tele dove poi verranno intrappolate. Le prede una volta intrappolate non vengono subito divorate dal ragno, ma pazientemente aspettano che la preda esaurisca le sue forze, cercando inutilmente di divincolarsi dalla tela, inoltre le particolari caratteristiche chimiche della tela, fanno si che la preda nel cercare di divincolarsi, non faccia altro che auto intrappolarsi ulteriormente facilitando al ragno l’avvolgimento della preda in bozzoli. Il modo in cui si nutrono delle prede è sostanzialmente simile a quello che possiamo osservare comunemente tra i nostri ragni. Molte delle informazioni sulla biologia di questi organismi sono pervenuti dagli scritti ritrovati sul pianeta Aazid del professor Hoole (antropologo dell'impero) e del suo assistente Chlar kotchim biologo… entrambi non sopravvissuti all’inospitale pianeta.

PURELLA.
I ragni Purella sono originari del pianeta Yavin 8, ottava luna orbitante attorno al gigante gassoso Yavin. Hanno dimensioni noteveoli, alti circa 2 metri hanno un caratteristico colore rosso vivo possiedono otto paie di zampe e grosse mandibole con le quali riducono a brandelli le prede che catturano. Inoltre sono dotati di una vista particolarmente acuta in grado di poter vedere con facilità al buio. Le purelle nonostante non siano senzienti sono in grado di attuare strategie di caccia ben congegnate per la cattura delle prede. Inoltre oltre ad essere dotati di un acuto senso della vista hanno l’abilità di percepire la presenza di creature in avvicinamento, possiedono inoltre sensi molto sviluppati, sono in grado di poter percepire piccoli rumori e presenza di eventuali prede nelle vicinanze sfruttando l'ecolocalizzazione a percepirne grandezza e forma.

SARLACC
Ci spostiamo subito sul pianeta Taootine dove è possibile trovare uno dei misteri della zoologia moderna, il Sarlacc, organismo unico nel suo genere, si trova nel mare di dune del deserto di Taootine, ed è una delle creature più rare e misteriose della Galassia (se ne conoscono solo due: quello di Tatooine e quello di Felucia).
Siccome i Sarlacc sono molto pericolosi e abitano in zone remote e inospitali, pochi scienziati hanno tentato di studiarli.
Mentre alcuni credono che il Sarlacc sia un animale, altri notano come la sua struttura a radice e il sistema di riproduzione tramite spore indichino una origine vegetale. Il Sarlacc è una creatura onnivora, con diversi tentacoli e denti affilati con un becco grande. Siccome i Sarlacc vivono in ambienti isolati e basano il proprio nutrimento su prede che cadono nella loro bocca, essi si nutrono raramente.
Come risultato i Sarlacc hanno sviluppato un sistema digestivo particolarmente efficiente. Lo stomaco è capace di dissolvere lentamente una preda in sostanze nutrienti utilizzando un processo che può durare migliaia di anni. Se il Sarlacc non riceve una preda per lungo tempo ricorrere al sistema di radici per ricavare nutrimento dal terreno. Il Sarlacc è capace di nutrirsi assorbendo sostanze ricche di ossigeno, azoto, carbonio e idrogeno dal terreno presente sugli asteroidi senza atmosfera. Oltre agli acidi della digestione, lo stomaco del Sarlacc produce una neurotossina che impedisce alle vittime di muoversi e di fuggire.
Quando una preda si avvicina al Sarlacc, dalla bocca, la quale è ben nascosta tra le sabbie del deserto, (da notare come attui una strategia molto simile alla formica leone degli stati uniti, anche se il sarlacc è un organismo sessile) fuoriescono numerosi tentacoli che hanno la funzione di catturare prontamente la preda, una volta catturata la preda viene  immediatamente portata in prossimità del lungo becco, tramite il quale la preda viene ingerita per finire nell'apparato digerente ed essere lentamente digerita viva. Altra  caratteristica è il fatto che il sarlac stesso mantenga in via il più a lungo possibile la sua preda evitando che essa muoia precocemente. Il becco del sarlacc ha una lunghezza di almeno 3 metri.
 Il sarlacc di Tatooine è diventato tristemente famoso per essere stato utilizzato dalla famiglia Hutt per giustiziare i prigionieri o coloro che disubbidivano al comando del potente signore della mala locale.
Come si può osservare nell'immagine la bocca del sarlacc possiede anche numerose file di denti affilati, si è scoerto dopo vari studi che solo a maturità i tentacoli e il becco si sviluppano appieno, e che quindi le lunghe fila di denti svolgono un ruolo fondamentale nei primi anni di vita, nel triturare le prede che cadono nella bocca spalancata.

Come accennato poc'anzi le vittime vengono mantenute in vita dal sarlacc con sostanze nutritive e vengono di conseguenza digerite in agonia, a volte, quando la vittima si trova nello stomaco per un lungo periodo di tempo, il sarlacc tende ad incorporare ciò che rimane del corpo, nel rivestimento dello stomaco per fare spazio altre prede. Un certo numero di più piccoli, stomaci secondari sono stati utilizzati per "memorizzare" le vittime in modo tale da poter essere consumate nel momento in cui il sarlacc necessita di una maggiore quantità di sostanze nutritive, come quando si trova nel periodo di crescita o durante lunghi periodi di magra.
Il sangue è particolarmente acido.

RANCOR.
I Rancors sono enormi creature bipedi dell'altezza di circa 10 metri. Il loro pianeta d'origine è sconosciuto, sono presenti in svariati mondi della galassia, anche e si suppone possano essere originari di Dathomir.
Sono organismi caratterizzati dall'avere degli arti posteriori particolarmente corti e tozzi se paragonati agli asti superiori lunghie dotati di affilati artigli, non sono molto veloci, ma possiedono una forza notevole. Possiedono inoltre una pelle particolarmente coriacea e si sono dimostrati più volte resistenti ai blaster (pistole e fucili laser), sono stati spesso utilizzati e "addomesticati" dal clan delle cosidette streghe di Dathomir le quali ne hanno sfruttato molto spesso la forza per i più svariati scopi, dallo spostamento di materiali pesanti nella costruzione di edifici in pietra o contro eventuali avversari. Sono organismi di difficile catalogazione in quanto mostrano le caratteristiche sia di mammiferi che di rettili. Nonostante tendano ad essere delle creature solitarie, le femmine sono particolarmente amorevoli con i piccoli, i quali una volta raggiunta la maturità prendono la loro strada.